Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è costituita da un insieme di tecniche, finalizzate a modificare nella persona quegli aspetti del proprio comportamento e della propria esperienza che procurano disagio (Sanavio, 2004).

Essa rappresenta lo sviluppo e l’integrazione delle terapie comportamentali e di quelle cognitiviste, le cui origini risalgono agli studi di J.B. Watson e I.P. Pavlov, fondatori della corrente teorica del “Comportamentismo”.
Negli anni Cinquanta e Sessanta nasce la terapia comportamentale, mentre negli anni Settanta si affiancano le tecniche cognitive, che si distinguono dai tradizionali metodi di trattamento, poiché si focalizzano sugli schemi mentali dell’individuo.
La terapia cognitivo-comportamentale si basa, quindi, sia sulle teorie dell’apprendimento, sia sul modello cognitivo, il cui assunto di base afferma che non è la situazione a determinare direttamente le emozioni ed i comportamenti delle persone, quanto il modo in cui essa è interpretata.
Dato che credenze e pensieri distorti sono alla base dei disturbi, l’obiettivo del trattamento è di individuare quei pensieri che accompagnano le emozioni negative, per costruire modalità di pensiero più realistiche e funzionali (Beck, 1984).

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si differenzia dalle altre psicoterapie, poiché si focalizza sul presente ed è orientata alla soluzione dei problemi attuali.
Il ricordo del passato, così come il racconto dei sogni, possono essere utili per capire come si siano strutturati i problemi, ma non vengono utilizzati come principali strumenti terapeutici. L’obiettivo primario è di attivare le risorse della persona e suggerire valide strategie per affrontare i sintomi.
Il trattamento è di breve durata ed è basato sulla collaborazione tra terapeuta e paziente; quest’ultimo detiene un ruolo molto attivo, poiché a casa deve mettere in atto precisi compiti, per allenare le abilità apprese in seduta.

I primi colloqui vengono dedicati alla costituzione della relazione terapeutica e all’assessment, attraverso il colloquio clinico, i test psicodiagnostici, le osservazioni comportamentali e le registrazioni psicofisiologiche. Successivamente il terapeuta propone un progetto terapeutico, con obiettivi concordati assieme al paziente. Comincia, quindi, l’intervento vero e proprio articolato in sedute a cadenza settimanale, in cui si utilizzano svariate tecniche, tra cui la psicoeducazione, gli esperimenti comportamentali, il monitoraggio e la programmazione delle attività, l’esposizione graduale, le tecniche di rilassamento, il problem-solving, il role-playing, la ristrutturazione cognitiva. Conclusa la terapia, sono previsti degli incontri di follow-up (Beck, 2002).

Numerosi studi controllati hanno dimostrato l’efficacia di tale approccio per la diagnosi e la cura di un’ampia tipologia di disturbi psicologici, in particolare: la depressione, i disturbi d’ansia (fobie specifiche, attacchi di panico, ossessioni e compulsioni, preoccupazioni eccessive), l’insonnia e i disturbi psicosomatici (Robinson et al., 1990; Michelson & Marchione, 1991; Cottraux, 1989). Può essere, inoltre, una valida soluzione a problemi relazionali e a difficoltà scolastiche o nell’ambito lavorativo ed è utile non solo al trattamento individuale, ma anche di coppia e in gruppo (Jacobson et al., 1987; Linehan, 1993).

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