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Terapia Sistemico Familiare

Nel passato lo studio del comportamento umano, sia esso espressione di normalità o di patologia, avveniva secondo un approccio di chiara derivazione medica, ricercando le cause all'interno del corpo o della psiche umana.
L'approccio sistemico relazionale che nasce negli Stati Uniti all'inizio degli anni ’50, pone attenzione non su ciò che accade all'interno della mente, ma sulle relazioni che ogni individuo instaura con l'ambiente esterno e con gli altri.


L'individuo non è più un elemento singolo, isolato, da studiare a prescindere dall'ambiente in cui vive, ma fa parte di una serie infinita di sistemi, in ognuno dei quali assume dei ruoli, invia e riceve delle comunicazioni e all'interno dei quali agisce determinati comportamenti. Importanza fondamentale acquisisce quindi il sistema familiare, all'interno del quale ogni individuo nasce e cresce, assimilando regole fondamentali proprie di quel sistema ed evolvendo in senso fisico, psicologico e relazionale.

Ogni comportamento dunque, acquista un suo significato solo se analizzato all'interno del contesto in cui si manifesta e si può quindi desumere che un comportamento problematico non è altro che l'espressione di un malessere non più del singolo individuo, ma di una disfunzionalità comunicativo-relazionale all'interno dell’organizzazione familiare. Intervenendo sulle dinamiche familiari sarà perciò possibile agire sul sintomo stesso.
Oggetto di analisi non sono più quindi i sogni, i sentimenti, i vissuti introspettivi, ma le comunicazioni, le relazioni, partendo dal presupposto che "non e' possibile non comunicare" e che ogni comportamento o sintomo comunque ci racconta sempre qualcosa, trasmettendo un mondo di senso e di significati.

In tale ambito i concetti di “interazione” e di “interdipendenza” permettono di leggere i fenomeni clinici, su una dimensione di "insieme" e non su parti "separate", caratterizzando l'idea di sistema come un "tutto in cui le parti si influenzano reciprocamente", tanto che il cambiamento di un singolo si ripercuote sugli equilibri di tutto il sistema.
Questo concetto ideato dai teorici della Gestalt, viene introdotto in ambito clinico dai ricercatori americani di Palo Alto.
Secondo l’epistemologia sistemico-relazionale, una famiglia con caratteristiche disfunzionali oscilla tra parametri di instabilità, esprimendo sofferenza e caratteristiche proprie dell’invischiamento, dell’iperprotettività, della rigidità e della conflittualità irrisolta.
Il sistema spende troppa energia per mantenere al suo interno l’equilibrio e raggiungere i suoi obiettivi. La sua omeodinamica è povera, rigida e ridondante. In un sistema disfunzionale il sintomo, che non è più espressione del singolo individuo, ma di tutto il suo sistema famiglia o gruppo di appartenenza, trasmette sempre qualcosa e ci comunica un mondo di significati che vanno esplorati e codificati entrando in quella “logica” di senso.
Tutto ciò rappresenta uno spostamento di attenzione dall'unità alla pluralità, comportando un salto concettuale di rilevante importanza per la modalità di osservazione così diversa.

Lo spostamento di interesse dall'individuo alla relazione tra più persone, porta la psicopatologia e la psicoterapia a trovare il punto focale di trattamento nella famiglia, nella complessa rete di interazioni in cui vengono scambiate le informazioni.
L'ottica relazionale affronta dunque, l’aspetto psicopatologico spostando l'attenzione dal paziente, prima considerato il problema unico, al “paziente designato”, che diviene espressione di un sistema disfunzionale o patologico: in quest’ottica la persona portatrice del sintomo “serve” o  “risponde” ai bisogni ed alle esigenze funzionali del sistema familiare.
La sua omeodinamica, cioè le modalità tipiche di funzionamento, è limitata, stereotipata, difficilmente modificabile e caratterizzata da una bassa soglia di risposta emotiva e da un alto livello di tensione. Questo pseudo equilibrio e le sue modalità organizzative sono l’espressione della migliore soluzione di cui è capace.

La terapia sistemica condurrà le persone a comportarsi nei modi che produrranno il cambiamento: si tratta di strategie finalizzate non allo sviluppo di una presa di coscienza o consapevolezza, ma a creare una serie di comportamenti che elimineranno quelli disfunzionali o resistenti al cambiamento e aiuteranno la famiglia a raggiungere interazioni più adeguate, che porteranno al superamento dei  sintomi e dei disagi.

 

Contatti

Direttore Sanitario: dott. M. Perchinunno

Responsabile Scientifico: dott. D. De Grandis

 

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