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Intervista al pneumologo

 

Abbiamo intervistato
la dott.ssa Pasotti Fabiola

Medico Chirurgo
Specialista in Pneumologia

 

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Che cos’è la “pneumologia” e di cosa si occupa lo “pneumologo” ?

La pneumologia è quella branca della medicina che si occupa della diagnosi e terapia delle malattie dell’apparato respiratorio, il quale è costituito da vie aeree superiori (naso, seni paranasali, faringe, laringe) e vie aeree inferiori (trachea e bronchi), alveoli e vasi sanguigni.
Lo pneumologo si occupa quindi di garantire al paziente il funzionamento di tali strutture, connesse tra di loro, per assicurare come fine ultimo una corretta respirazione cioè l’inalazione di ossigeno ed eliminazione di anidride carbonica.

 

Quali malattie si vedono più frequentemente in ambito  pneumologico ambulatoriale ?

Le patologie ostruttive sono le patologie più comuni in ambito ambulatoriale e comprendono l’asma  bronchiale, la broncopneumopatia cronica ostruttive (BPCO), le bronchiectasie e la bronchiolite. 

E’ sempre più frequente trovare in ambito ambulatoriale anche le patologie caratterizzate da un meccanismo  fisiopatologico restrittivo, come ad esempio le interstiziopatie e la fibrosi polmonare. Sempre a carattere restrittivo ci sono inoltre le anomalie della parete toracica e della pleura e le malattie neuromuscolari; mentre i disordini del circolo vascolare polmonare comprendono l’ipertensione polmonare e la patologia occlusiva dei vasi sanguigni del polmone. Sia i processi infettivi sia quelli neoplastici possono colpire l’apparato respiratorio e risultare in una grande varietà di reperti patologici, compresi un quadro ostruttivo, restrittivo e da patologia vascolare. Per poter valutare il quadro di ostruzione o restrizione delle vie aeree inferiori si esegue la spirometria.

 

Che cos'è e come si esegue la spirometria?

La spirometria è un esame semplice e serve per classificare le malattie polmonari in due grandi categorie, quella delle malattie polmonari ostruttive e quelle restrittive; a volte queste due tipologie di malattie polmonari si verificano contemporaneamente sotto forma di patologia mista. 

Lo spirometro che si utilizza in ambito ambulatoriale allo scopo di evidenziare soprattutto patologie ostruttive è lo spirometro a turbina e permette di ottenere la curva flusso/volume che permette di evidenziare la velocità di scambio dei volumi polmonari durante manovre di espirazione forzata in cui il paziente inspira profondamente e, successivamente, espira più rapidamente e più completamente possibile per la durata di sei secondi all’interno dello spirometro che, grazie ad un flussometro, misura (in litri al secondo) la velocità del flusso espiratorio.
Verrà chiesto al paziente di ripetere l’esame per almeno due volte per assicurare il raggiungimento dei criteri di ripetibilità dell’esame e a quel punto lo pneumologo potrà refertare l’esame.
Quindi è un esame fondamentale per la diagnosi di patologie polmonari, di facile esecuzione anche in ambito ambulatoriale e poco costoso.

 

La spirometria può farla chiunque?

E’ un esame semplice che però richiede sempre la collaborazione del paziente, si può eseguire dai 5 anni di età in su. 

Non possono effettuarla pazienti che hanno avuto:

  • episodi di emottisi (emissione di sangue dalle vie aeree che può provenire da laringe, trachea, bronchi o parenchima polmonare),
  • pneumotorace (presenza di aria nello spazio pleurico),
  • stato cardiovascolare instabile o un recente infarto miocardico o embolia polmonare,
  • aneurismi toracici, addominali o cerebrali,
  • recente intervento chirurgico oculare (cataratta),
  • presenza di patologia acuta che potrebbe interferire con l’esame (nausea o vomito),
  • recente intervento chirurgico al torace o all’addome.

 

Ha accennato all’asma bronchiale. Nello specifico, di cosa si tratta? 

L’asma bronchiale è una patologia respiratoria cronica la cui diffusione è in costante aumento, infatti essa colpisce 1 bambino su 3 ed 1 adulto su 5 nei Paesi Occidentali. L’asma bronchiale viene definita come un disturbo cronico infiammatorio delle vie aeree che comporta frequenti episodi di respiro sibilante, dispnea, oppressione toracica e tosse, specialmente di notte ed al mattino presto. Questi episodi sono di solito associati ad un’ostruzione diffusa, ma variabile, del flusso aereo spesso reversibile spontaneamente o dopo trattamento. 

La diagnosi clinica di asma si basa su un’accurata anamnesi con l’aiuto dell’esame obiettivo e viene confermata dalla dimostrazione dell’ostruzione reversibile delle vie aeree mediante ripetute misurazioni della funzione polmonare (eseguita con la spirometria).

 
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Per quanto riguarda l’asma bronchiale allergica, cosa è utile fare per una corretta diagnosi?

Esistono varie tipologie di asma bronchiale tra cui l’asma allergico. L’allergia o atopia è la propensione di alcuni soggetti alla produzione di una risposta IgE (immunoglobuline della classe E) agli allergeni che si incontrano sulla superficie mucosa delle vie aeree. La maggior parte degli allergeni in ambienti esterni è costituita da glicoproteine del polline di alcuni tipi di piante: graminacee, betulla,, nocciolo, platano, composite, olivo, cipresso, parietaria. 

Le spore fungine che possono causare allergia sono ubiquitarie, le più importanti sono il Cladosporium, l’Alternaria, l’Aspergillus e Penicillium. La fonte più comune degli allergeni degli ambienti interni è costituita dall’acaro della polvere domestica. Gli animali che danno allergia sono principalmente il gatto e il cane ma anche criceto, cavia e cavallo. Le proteine allergeniche dell’intestino, dell’urina o della pelle di questi animali restano intrappolate nella forfora trasportata dall’aria. Molti di questi allergeni vengono trasportati fuori dalle case, per esempio quando si attaccano agli indumenti.

 

E’ possibile rilevare la produzione di IgE?

La produzione di IgE contro i diversi allergeni è facilmente rilevabile mediante lo skin prick test. É un esame molto semplice e veloce e può essere fatto a partire dai 3 anni di età ed è privo di effetti collaterali e rappresenta il gold standard della diagnosi di allergia, in questo caso, di allergia respiratoria. Si applicano sulla cute degli avambracci, nella parte volare, soluzioni diluite di estratti di allergene che poi si iniettano leggermente in superficie mediante una lancetta di plastica o di metallo sterili; se il paziente ha anticorpi IgE contro un particolare allergene la degranulazione di alcuni tipi cellulari a livello locale provoca una reazione di ponfo con eritema entro 15 minuti. E ’importantissimo eseguire lo skin prick test in tutti i pazienti che hanno sintomi di rinite o di asma in presenza di allergeni stagionali o perenni (acari della polvere, spore fungine, animali) poiché l’esposizione agli aeroallergeni provoca esacerbazioni dell’asma ed aumenta il rischio di esacerbazioni acute nei pazienti allergici specialmente nei bambini.

 

Che cos’è la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e come viene diagnosticata?

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una delle più importanti cause di morte nella maggior parte dei Paesi industrializzati. Nel 1990 occupava il 6° posto come causa di morte ma diverrà la 3° causa di morte a livello mondiale nel 2020 preceduta solo dai tumori e dalle patologie cardiovascolari. 

E’ una sindrome caratterizzata da sintomi respiratori cronici come dispnea da sforzo o a riposo, tosse cronica accompagnata o meno da espettorato, respiro sibilante e da un’ostruzione bronchiale persistente non reversibile al trattamento farmacologico che si sviluppa quasi esclusivamente dopo i 40 anni in fumatori oppure in ex-fumatori. Tosse, espettorato e soprattutto dispnea cioè difficoltà respiratoria sono i sintomi principali per cui il paziente con BPCO consulta il medico ma l’esordio della malattia può essere asintomatico quindi caratterizzato dalla sola ostruzione bronchiale misurabile alla spirometria. Altri fattori di rischio per BPCO sono l’esposizione professionale e l’inquinamento degli ambienti esterni. Non tutti i pazienti che fumano o hanno fumato sviluppano BPCO e questo suggerisce l’esistenza su base individuale, l’unico fattore di rischio ereditario noto è il deficit di alfa-1-antitripsina (forma rara 1/5000 individui circa).

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Quindi il fattore di rischio più importante sia per l’eziologia che per la mortalità della BPCO è il fumo di sigaretta?

Sì, nella maggior parte dei casi la BPCO è provocata dal fumo di sigaretta. Attualmente la distribuzione della mortalità nella popolazione dimostra una predilezione per le fasce di età più avanzate e per il sesso maschile (in cui la mortalità è 2-3 volte maggiore rispetto al sesso femminile) ma negli ultimi anni si è osservata un’inversione di tendenza, con un aumento di mortalità per BPCO nelle donne, verosimilmente legata al fatto che sempre più uomini smettono di fumare mentre sempre più donne fumano o non smettono.

 

Quindi è fondamentale smettere di fumare per fermare l’instaurarsi della malattia?

Si, smettere di fumare è l’unica terapia efficace per arrestare l’insorgere della malattia che, una volta diagnosticata è cronica e non reversibile (a differenza dell’asma bronchiale nella quale l’ostruzione è reversibile dopo trattamento) e il paziente necessiterà di una terapia continuativa con broncodilatatori e/o corticosteroidi inalatori o sistemici fino ai casi più gravi nei quali per l’instaurarsi di insufficienza respiratoria cronica il paziente necessiterà di ossigenoterapia a lungo termine per almeno 15 ore al giorno. 

 

Ci sono nuove terapie per smettere di fumare? E se sì quali e come agiscono? 

Sì, ci sono oggigiorno nuove terapie farmacologiche per smettere di fumare.
Ci sono farmaci proposti in alternativa ai cerotti con nicotina, efficaci ma che richiedono un monitoraggio del paziente per tutta la durata della terapia che è costituita dalle due settimane iniziali nelle quali il paziente può ancora fumare diminuendo il numero delle sigarette giornaliere e da 10 settimane di terapia solo farmacologica dopo avere smesso di fumare. Quindi in totale tre mesi di terapia. In alcuni casi di forte dipendenza, si può arrivare anche a sei mesi di terapia.

E’ fondamentale associare una terapia psicologica alla terapia farmacologica; i pazienti che decidono di smettere di fumare dovranno essere seguiti sia dallo pneumologo che dallo psicologo che li valuteranno per tutta la durata della terapia con controlli prima settimanali poi mensili e anche alla fine della terapia in follow-up.

 

Quindi smettere di fumare oggi si può ed il metodo più efficace è quello combinato farmacologico e psicologico?

Certamente, oggi smettere di fumare si può e si deve perchè oltre alla BPCO, il fumo di sigaretta, costituito da 4500 sostanze di cui 60 cancerogene e procancerogene (idrocarburi aromatici, benzene, benzopirene, tracce di polonio radioattivo, ecc..), rappresenta il principale fattore di rischio per l’insorgenza di tumori polmonari (il 90% dei tumori polmonari sono causati dal fumo di sigaretta) ma anche di altri organi. In chi è motivato a smettere di fumare, il metodo più efficace è, senza dubbio, il trattamento combinato farmacologico e psicologico.

Nel Poliambulatorio C.I.N. collaboro all’interno di una equipe per il sostegno alla sospensione da fumo di tabacco.

 

 

Grazie,
Dott.ssa Fabiola Pasotti.

 

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Ringraziamo la dottoressa per aver risposto alle nostre domande.

Per ulteriori approfondimenti o per richiedere una consulenza al pneumologo di riferimento del poliambulatorio C.I.N. puoi chiamare la segreteria al numero 0541. 29417

 

 

 

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